Design e stile nel rendering d'interni

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Tra tutte le informazioni che ho raccolto in questi anni passati a creare rendering di interni, sia per il mio portfolio che commissionati dai miei clienti, ce ne sono alcune che mi sono risultate molto più utili di altre, come ad esempio quelle che troverete in questo post, dedicato al design d'interni e ai suoi princìpi essenziali che utilizzo quotidianamente durante la fase di styling delle mie immagini.
01.
Introduzione

Intorno ai primi anni del 2000 ho iniziato a conoscere Cinema 4D nel contesto della Facoltà di Architettura di Roma TRE, principalmente per creare i modelli 3d e i rendering dei miei progetti, che poi presentavo durante gli esami. Da grande appassionato di videogame, effetti visivi, realtà virtuale e tutto ciò che ruotava attorno al mondo del 3d, utilizzare Cinema 4D era anche il mio passatempo preferito: durante il giorno ci "lavoravo", di notte facevo esperimenti con l'animazione, la luce e i materiali, e mi divertivo come un matto.



Tutte quelle ore notturne passate davanti al computer mi portarono ad avere una grande padronanza tecnica (e solo tecnica) del software: per me i movimenti nello spazio 3d, l'uso dei comandi, l'organizzazione del file, le impostazioni di rendering, delle luci, l'installazione di un plug-in... erano tutte operazioni molto semplici. Tanto che molti colleghi e amici studenti, quando avevano un problema o dovevano fare dei render per i loro progetti, venivano da me a chiedere un consiglio o un aiuto nel risolvere un problema. La voce si sparse, iniziai ad essere contattato da persone esterne alla Facoltà e così cominciai a fare i miei primi rendering retribuiti.

Durante i primi lavori su commissione mi veniva data libertà di espressione su alcuni punti – in genere sull'inquadratura e sulla luce, cose che di solito riuscivo a gestire più o meno bene – ma avevo istruzioni molto precise su come arredare gli ambienti, su quali pezzi di design utilizzare e su quali texture e colori inserire nei materiali. I primi clienti erano architetti, quindi volevano semplicemente che io creassi l'immagine di quello che loro avevano già progettato (più o meno).

Svolgere il lavoro con questa formula, mi ha portato a pensare che diventare un professionista del rendering d'interni fosse un traguardo abbastanza facile da raggiungere e che si trattasse solo di tenere in allenamento le mie capacità tecniche.

Poi quando per la prima volta mi venne data libertà di fare delle scelte stilistiche mi sono accorto che questa parte del lavoro non mi riusciva altrettanto bene, anzi: non sapevo come scegliere o accostare arredi, colori e materiali. Non avevo nessun criterio o talento innato a cui attingere. E sui forum che frequentavo non trovavo una soluzione, perché non si parlava mai di design d'interni e dei suoi princìpi essenziali, ma per lo più di modellazione 3d, render settings, plug-in, e altre cose squisitamente nerd.

Non sapendo cosa fare, alla fine sceglievo sempre i "migliori" modelli 3d disponibili sulla piazza, quelli con più dettaglio, quelli più "fighi", che risultavano più realistici nel render, e – cosa molto importante – che fossero scaricabili gratuitamente! Il problema è che una volta messi insieme quei modelli in una scena, il loro accostamento non aveva nessun senso logico dal punto di vista stilistico. Le immagini finali erano tecnicamente abbastanza realistiche ma totalmente prive di estetica e con accostamenti di pessimo gusto.

Quello è stato il momento in cui ho sentito che mi mancavano delle informazioni e che per trovarle avrei dovuto cercare altrove.

Ho iniziato a vedere cose interessanti sfogliando riviste rivolte ad un pubblico "comune" come Elle Decor, Home, Casa Facile, Casa Viva, per poi spostarmi gradualmente verso quelle più autorevoli, dedicate al design d'interni: Architectural Digest Italia, Domus, Casabella. Dentro ci ho trovato una marea di informazioni utili non solo sullo stile ma anche su inquadrature, luce, colori, materiali, texture. Alcune immagini mi piacevano così tanto che ho sentito l'impulso di riprodurle, per allenarmi a ricostruire quello che vedevo nella foto in modo più fedele possibile, ed è un esercizio utilissimo che consiglio a tutti.



La cosa che mi ha aiutato di più in assoluto è stata guardare e memorizzare le tante fotografie di interni che vedevo su queste riviste, tenere traccia di quelle che mi piacevano di più su un piano intuitivo, cercare di dividerle in categorie/generi, sforzarmi di capire cosa avevano in comune, per poi ricavare da questa analisi un vocabolario, uno schema, un metodo da mettere in pratica durante lo styling dei miei rendering.

Un pezzo dopo l'altro, questo puzzle ha preso forma e io ho iniziato a capire cosa fosse lo stile.
02.
Cos'è lo stile

La parola stile si usa nel mondo della moda, della musica, del ballo, dello sport, del design delle automobili e in molti altri mondi. Nel mondo del design d’interni, con la parola stile si può indicare l’insieme di scelte che il designer d'interni ha fatto durante la composizione di un progetto:

• colori e finiture delle superfici (pareti, pavimenti, soffitti)
• arredi principali (numero, posizione, orientamento nello spazio, colori e materiali)
• complementi d'arredo (numero, posizione, colori e materiali)
• decorazioni e accessori (numero, posizione, colori e materiali)

e che hanno donato a quel progetto un’identità, una personalità, un carattere — in una parola, uno stile — che lo distingue dagli altri.

Quando passeggiamo in uno spazio o guardiamo una foto di un interno, a prescindere dal livello di competenze che abbiamo, tutti siamo più o meno in grado di distinguere un progetto equilibrato, armonioso, che rispecchia cura nei dettagli e buon gusto, da uno sviluppato in modo frettoloso e senza criterio. Magari in quel momento della nostra vita non sappiamo dire se il designer si è ispirato alle regole dello stile industriale o neo-classico o minimalista, però sappiamo distinguere cosa è bello da cosa è brutto. Questo perché progettare e personalizzare il luogo in cui vivamo è un'attitudine innata che abbiamo tutti, anche se non basta per dire che siamo tutti dei professionisti del design.

Guardate queste due immagini, una in stile Neo-Classico, l'altra in stile Industriale. Si tratta di due stili completamente differenti tra loro, ma comunque interessanti, e molto riconoscibili, anche se non sapete nulla di design.



La parte meno semplice è spiegare razionalmente perché quegli accostamenti di colore o di pezzi di design o di materiali di finitura stiano così bene insieme, pur provenendo da epoche storiche o aree geografiche differenti. E se non si afferrano i motivi di quell’equilibrio difficilmente si riuscirà a replicarlo in un proprio rendering.

L’interior design è una disciplina molto complessa, non è una scienza esatta perché si fonda molto sul gusto personale, ma possiede dei princìpi di base definiti e anche molto pratici, con cui possiamo avvicinarci a questa materia nel modo migliore.
03.
Due approcci differenti: spazio VS arredo

L’interior design è una materia al tempo stesso ibrida e molto specialistica, sospesa tra l’architettura vera e propria, di cui segue i princìpi di organizzazione e progettazione degli spazi, e il design industriale, il cui scopo è migliorare la qualità della vita attraverso l’estetica e la funzionalità degli arredi e degli accessori.

Partendo proprio da questa duplice natura, possiamo dire che per arrivare a un progetto di interior design che funziona bene, si possono percorrere due strade: si può partire dagli arredi/accessori e concepire lo spazio che li circonda come un elemento complementare capace di valorizzarne i punti di forza e metterli in risalto; oppure si può partire dalle caratteristiche dello spazio e selezionare arredi e accessori il più possibile sobri e neutri, di modo che risalti più la bellezza del palcoscenico che gli attori stessi.

Sapreste dire quale di queste due immagini è stata costruita seguendo il primo metodo e quale con il secondo?

Tea & Chocolate
Promenade sofa by Philippe Nigro
Nei rendering d'interni in cui i protagonisti devono essere uno o più arredi di design, di solito è bene iniziare dal raccogliere un po' di informazioni su quegli arredi (a che servono, da quale epoca storica provengono, quali sono i materiali con cui sono stati realizzati, i colori, le dimensioni, le proporzioni) per poi successivamente costruire attorno ad essi un ambiente delle dimensioni ideali, utilizzando materiali e colori che abbiano una relazione con quelli dei protagonisti (simili o di "rottura") e che sia pensato per poter essere collocato in uno degli stili riconosciuti e codificati dal design (Scandinavo, Vintage, Neo-Classico, Minimal...).

In questo caso il sofa Promenade di Philippe Nigro doveva essere il protagonista della scena. La sua forma morbida, la sua struttura in noce e gli inserti in paglia di Vienna ricordano la cura del dettaglio tipica della Secessione Viennese, un movimento artistico d'avanguardia, parte del più ampio movimento dell'Art Nouveau, nato in Austria nei primi anni del 1900.







Per esaltare la forma e la funzione di questo sofa serviva un'ambientazione interessante al punto giusto, ma non troppo, che non rubasse la scena, ma che al tempo stesso non fosse banale, che avesse qualità proprie, senza oscurare il protagonista e non troppo contemporanea.

Per questo motivo questa casa ha una porta in vetro cannettato, un pavimento in parquet e un intonaco marrone scuro. Gli arredi complementari (lampadario, sedie, tavolino e lampada) richiamano i colori e i materiali del sofa (legno, paglia di Vienna, forme vagamente Vintage); le decorazioni (quadro, teiera, zucchero e cioccolatini) seguono lo stesso schema di colore e alludono ad una "merenda elegante" più che a un aperitivo moderno.

Il colore blu del tappeto è l'unico elemento di rottura: il blu e il rosso sono colori "competitivi" (il concetto opposto dei colori complementari). Accostato al blu, il rosso del sofa appare più vivo ed energico, attraendo su di sé l'attenzione dello spettatore.

Piano house
Lounge Chair by Charles Eames
In quest'altro caso volevo creare un'immagine che avesse come protagonista uno spazio, nello specifico una porzione di questa villa chiamata Piano House perché caratterizzata dalla presenza di un pianoforte in uno degli ambienti principali. Questa scena possiede già un suo stile specifico: una parete in cemento grezzo che entra dall'esterno, pavimenti in resina, sistemi di illuminazione moderni e finestre molto ampie con infissi minimal danno a questo spazio un carattere molto contemporaneo e un tono serio e maturo.

Per non distogliere l'attenzione dallo spazio, l'elemento d'arredo principale è uno solo: la Lounge Chair di Charles Eames, in una versione leggermente meno scontata di quella vista e rivista in pelle nera. Questa lounge chair è stata lanciata nel 1956 come una versione più leggera, elegante e moderna delle vecchie e pesanti club chair della tradizione inglese, ed è diventata col tempo un'icona dell'arredo contemporaneo, quindi perfetta per il tono dell'ambiente circostante, in cui si integra molto bene.


Gli arredi complementari (le lampade nero lucido e il tavolino in cristallo e acciaio) marcano lo spazio come dei punti di riferimento ma senza attirare troppo l'attenzione; le decorazioni (i Casabella sul tavolo, il quadro astratto e le tende scure) sono scelte per essere note dello stesso accordo: non sono troppe, troppo originali o inusuali, non stimolano troppo la curiosità e non hanno colori sgargianti.
04.
Moodboard: cos'è e come usarla

Avere un punto di partenza come uno spazio o un pezzo di design può aiutarci nello sviluppo di un progetto, ma a volte vi capiterà di dover partire da zero. In quel caso è tutto più difficile, e per non partire alla cieca o arrivare al punto di non sapere con quale criterio procedere nella scelta degli elementi (colori, materiali, arredi, etc) può essere utile individuare un tema principale, che possa fare da bussola per tutte le scelte funzionali ed estetiche.

Per la mente umana è più semplice visualizzare un concetto tramite immagini piuttosto che con la scrittura o lettura di un testo. Per questo un modo efficace di descrivere un tema o uno stile consiste nel riassumerne i tratti essenziali in una composizione di immagini, ovvero una moodboard.

Una "classica" moodboard di solito contiene una palette di colori, delle fotografie ravvicinate di texture e materiali, immagini di arredi singoli o intere stanze, e ha l'obiettivo di dare un volto alle sensazioni generali trasmesse da tutti questi elementi. Una moodboard non è solo un'astrazione: può contenere anche indicazioni molto pratiche su come organizzare lo spazio, quali materiali utilizzare o quali arredi inserire nel progetto.



La visione complessiva permette di individuare velocemente gli elementi che non si abbinano perfettamente agli altri per scartarli, oppure quelli che si abbinano particolarmente bene tra loro. Insomma, una moodboard è utile anche a verificare l’equilibrio e l’armonia dei vari elementi che userete nella vostra immagine.
Oltre alla fase di ispirazione iniziale, una moodboard può essere anche mostrata al cliente finale, per illustrare le idee tramite immagini, e quindi rendere lo stile del progetto più chiaro e immediatamente comprensibile.



L'immagine del soggiorno nero in stile Neo-classico è stata presa come riferimento per lo stile generale della scena. Inserire un vaso di fiori in primo piano sarebbe stato troppo scontato, così l'immagine delle rose rosa è stata utilizzata per il grande quadro/poster alla sinistra della scena. Era molto difficile trovare un modo per inserire nella scena delle piume nere, così si è cercata un'associazione più "visiva" che letterale: la tenda nera chiusa forma delle linee verticali molto sottili che ricordano quelle delle piume sulla moodboard. La foglia d'oro ha ispirato la carta da parati della parete principale al centro dell'immagine e gli altri accenti dorati che danno alla scena un look di lusso ed elegante. Il pouf azzurro era un riferimento per il tessuto del letto (che è anche il prodotto del cliente). Il raso viola è stato usato per le poltrone che affiancano il letto e qualche altro dettaglio.

Questa è l'immagine finale:



In questo caso il cliente è rimasto soddisfatto, ma una volta composta la moodboard, può succedere che la visione d'insieme dei colori e degli elementi non sia efficace. La maggior parte delle volte questo succede perché gli elementi scelti appartengono a stili troppo diversi tra loro e non riescono a convivere in armonia nello stesso layout. Per questo è essenziale conoscere gli elementi che contraddistinguono uno stile dall’altro, per imparare a leggere le armonie – ma soprattutto le dissonanze.
05.
Dal Vintage al Neo-Classico: i codici degli stili primari

Orientarsi all'inizio non è facile perché esistono molti stili: Shabby chic, Mid-Century modern, Neo Classico, Industriale, Scandinavo, Vintage, Minimal... e molti altri, ma vi assicuro che imparare a riconoscerli non è troppo difficile.

Ognuno di questi stili ha avuto origine in un luogo geografico specifico e in un momento storico particolare, ed è stato influenzato dalle abitudini di quell'epoca o dagli usi e costumi delle popolazioni che vivevano in quei luoghi. Di conseguenza ogni stile è rappresentato da pezzi di design iconici, combinazioni di colori specifiche, materiali tipici per pavimenti, pareti, infissi e porte, e organizzazioni ricorrenti dello spazio.

Ogni stile ha delle regole precise, ciononostante il confine tra uno stile e l'altro non è una linea netta, ma piuttosto una sfumatura molto graduale, e proprio in queste sfumature si trovano le fusioni più interessanti e particolari. Uno stile può anche piacere e basta, anche se non si incastra in delle regole.
Industrial
05.1
Tra conservazione storica e modernizzazione

Lo stile Industrial nasce dalle trasformazioni avvenute con la Rivoluzione Industriale: fabbriche, magazzini, loft, stazioni - la cui esigenza iniziale era quella di avere ambienti spaziosi, con molta luce naturale, robusti e funzionali - vengono convertiti a uso abitativo o commerciale conservando la loro anatomia originale. Un mix tra conservazione storica e modernizzazione, in cui è protagonista il contrasto tra duro e morbido, tra grezzo e confortevole, tra soffitti alti ed elementi di dimensione umana, tra materiali freddi (metallo, cemento) e caldi (legno, tessuti, piante).

Fonte: www.thenordroom.com

Molti elementi che oggi definiamo "estetici" come pareti in mattoni a vista, travi in metallo, pilastri, tubazioni, condutture, elementi meccanici, lampade con bulbi scoperti, erano originariamente funzionali e non decorativi. L’intonaco sulle pareti in mattoni veniva evitato non solo per risparmiare, ma anche perché potenzialmente soggetto a incendi, o perché con l’umidità e l’usura si deteriorava facilmente.

Le grandi finestre e i lucernari, spesso con infissi in metallo e profili scuri a griglia, permettevano l'ingresso di molta luce naturale, importante in spazi di questo tipo.

Texture, imperfezioni e segni del tempo sono contrapposti ad un arredo attuale, pulito, confortevole e con pochi ornamenti. I materiali ricorrenti sono il metallo (soprattutto ferro e acciaio), il cemento (non levigato), il legno recuperato e il vetro. La palette cromatica è neutra: grigi, neri, marroni, ruggine, pochi accenti di colore più caldo (ossidi, bronzi, verde profondo). Per i pavimenti si sceglievano materiali brutali ma resistenti, come resina e cemento, che non badavano troppo all'estetica ma più alla resistenza.

Fonte: www.thenordroom.com

Negli anni recenti lo stile Industrial ha conosciuto diverse “sottovarianti” come l'Industrial moderno, l'Industrial farmhouse (con elementi rustici) e lo Scandinavian industrial. Queste versioni mantengono lo stile di base ma con più leggerezza e note di calore.



Minimal
05.2
Il vuoto che aiuta il relax

Il Minimalismo nell’architettura e nel design d'interni si diffonde intorno agli anni ’60, principalmente come reazione agli eccessi dell’Età Moderna, del Barocco e del Decorativismo, introducendo l'uso di forme essenziali, dello spazio negativo, della luce come soggetto e di materiali “nudi”. Gli ambienti concepiti in stile Minimal sono ordinati, semplici e privi di “rumore visivo”. Trasmettono calma e distensione.

Fonte: Dezeen

È molto facile intravedere le influenze della filosofia giapponese, dello Zen, e della semplicità del design Scandinavo, che privilegiano luce diffusa, materiali naturali, sobrietà, funzionalità. Less is more non è solo uno slogan, ma una guida concreta: negli interni arredati seguendo le regole di questo stile ogni elemento ha uno scopo, non si aggiunge mai un elemento decorativo, se non apporta un valore funzionale o emotivo.

Lo spazio libero (spazio negativo) diventa esso stesso elemento protagonista ed estetico: un vuoto che aiuta il relax. Le scelte architettoniche di organizzazione degli ambienti sono sempre finalizzate a favorire l’ingresso della luce naturale: finestre ampie, tende leggere, superfici chiare che riflettono e diffondono la luce. Per lo stesso motivo i colori non sono mai troppo profondi: bianco, grigio, beige, occasionalmente toni pastello, ma molto attenuati.



Il rischio maggiore nell'arredare in stile Minimal è che lo spazio risulti "clinico": troppo perfetto, freddo e monotono. Per questo motivo gli accenti di colore non sono vietati, anzi. Un solo punto di colore ben posizionato (una sedia, una lampada, un’opera d’arte) può evitare la noia e dare carattere, ma senza scioccare.



Le luci artificiali sono sempre nascoste o integrate, le lampade hanno sempre linee pulite, quasi invisibili, le texture ridotte al minimo. Anche i complementi e i mobili hanno sempre superfici piane e forme geometriche semplici e compatte: niente ornamenti, decori elaborati, curve eccessive. I mobili e le pareti spesso nascondono spazi contenitivi, e gli arredi svolgono più funzioni per evitare accumulo di oggetti.

Fonte: Dezeen

Anche il Minimalismo ha le sue varianti: Neominimalismo: una versione contemporanea che integra tecnologia, materiali innovativi, finiture leggere, ma che mantiene la filosofia essenziale; Japandi: la fusione tra Minimalismo giapponese e stile Scandinavo: semplicità, materiali naturali, attenzione al dettaglio, caldo nonostante la sobrietà; Warm Minimalism: versione che cerca di evitare la freddezza riconosciuta come rischio del Minimalismo puro, usando legni chiari, luce calda, elementi tessili, qualche accento di colore in più.
Vintage
05.3
Lo stile della nostalgia

Vintage non significa necessariamente antico o d'antiquariato ma indica qualcosa che viene da epoche passate, tipicamente tra gli anni '60 e '80, con un linee stilistiche d'altri tempi, funzioni che oggi definiremmo obsolete e tanta storia da raccontare.



Il termine Vintage deriva dal francese antico vendenge (a sua volta derivante dalla parola latina vindēmia) e indica in senso generico i vini d’annata più pregiati. Nello stesso modo in cui il vino, invecchiando, acquista caratteristiche che lo rendono più pregiato, anche alcuni materiali e oggetti di design, invece di cadere fuori moda, hanno acquisito maggior valore nel tempo (non solo economico ma anche estetico e soprattutto affettivo) e sono diventati icone di un'epoca.



Mentre gli altri stili (come l'Industrial e il Minimal) sono fortemente legati all'anatomia dell’ambiente e un po’ meno agli arredi e agli oggetti in esso contenuti, nel Vintage sono proprio questi ultimi che donano allo stile il carattere nostalgico che lo distingue dagli altri: oggetti di design con funzioni che oggi consideriamo superate, come giradischi, macchine da scrivere, radio, caffettiere o altri elettrodomestici non contemporanei (nella funzione o nella forma).



Il Vintage è fortemente legato al concetto di nostalgia: rimanda a stili di vita del passato che evocano emozioni, memorie, sensazioni di tempi “più semplici”, oppure di epoche segnate da eventi molto forti (anni ’50, ’60, ’70).

I colori più ricorrenti sono colori pastello, tendenzialmente caldi: ocra, senape, terracotta, marrone, verde muschio, blu-grigio, rosa antico, pesca. I colori brillanti sono utilizzati solo per gli accenti ad esempio nei tessuti o negli elementi decorativi. I tessuti e le carte da parati raffigurano spesso pattern geometrici retrò o floreali. Al carattere nostalgico contribuiscono in modo decisivo poster, manifesti di propaganda, illustrazioni pubblicitarie d’epoca che raffigurano mode e acconciature del passato, locandine cinematografiche e fotografie in bianco e nero. I mobili sono spesso in legno scuro lucido con linee curve.



Come per lo stile Industrial, per evitare di sforare nel kitsch è buona norma bilanciare passato e presente con arredi contemporanei, sobri e sistemi di illuminazione moderna. L’uso di pezzi vintage in contesti moderni permette di evidenziare il contrasto: l’antico accostato al nuovo dà più forza all’elemento vintage.
Mid-Century Modern
05.4
Bauhaus negli Stati Uniti d'America

Come dicevo in uno dei paragrafi precedenti, c'è stata una fase della mia vita in cui per allenare le mie capacità cercavo di copiare alla lettera immagini già esistenti che trovavo su internet o su una rivista. Una delle immagini che ho scelto di replicare faceva parte di una bacheca Pinterest chiamata "Mid-Century modern inspiration" che conteneva molte altre immagini di interni arredati con questo stile.

Il Mid-Century Modern deve il suo nome al periodo storico in cui è nato e si è diffuso: gli anni '50, e più precisamente gli anni che vanno dal 1930 al 1960. Creato dai principali esponenti della Bauhaus, una scuola d'arte e design attiva in Germania dal 1919 al 1933, emigrati in America dopo i cambiamenti economici causati dalla seconda guerra mondiale, il Mid-Century Modern si è diffuso principalmente negli Stati Uniti ma i suoi caratteri sono fortemente influenzati dalle radici europee.



Le scelte stilistiche e funzionali derivano dalle esperienze di guerra dei suoi fondatori: ricostruire, non solo fisicamente ma anche simbolicamente, incoraggiando l’interazione sociale e riconnettendo le persone alla natura. Di conseguenza una casa in stile Mid-Century Modern avrà un arredo sobrio, con pochissime decorazioni soprattutto se superflue, spazi molto ampi (la continuità tra living, cucina e zone notte è tipica di questo stile), grandi vetrate che permettono alla luce di circolare liberamente negli ambienti. Un televisore, per intenderci, non sarà mai il focus principale.

Questo periodo è noto anche per gli enormi progressi tecnologici, che hanno portato all'introduzione di nuovi materiali (plastica, fibra di vetro, compensato curvato) che hanno consentito di creare arredi con nuovi colori, nuovi effetti superficiali e forme fluide più confortevoli, mai viste prima (perché impossibili da concretizzare con i materiali "tradizionali"). Per tutti questi motivi, i colori tipici di questo stile sono neutri ma anche vivaci: bianco, grigio, nero, senape, arancione, verde avocado, petrolio.



La Lounge Chair di Eames, il tavolo Tulip Table di Eero Saarinen, la sedia “Egg” di Arne Jacobsen, sono icone, simboli di questo periodo. Knoll è l'azienda che ha prodotto molti pezzi classici del Mid-Century. Ma forse il capolavoro più emblematico del Mid-Century Modern è la Farnsworth House, di Ludwig Mies van der Rohe, datata 1945-1951. Questa casa incarna il principio del “Less is more”: una struttura minimalista, vetrate a tutta altezza, nessuna parete tradizionale. L'idea principale era creare una connessione continua tra l’interno e il paesaggio circostante.

Fonte: Dezeen

Scandinavo
05.5
Funzionale, semplice, economico, autentico

Nato all’inizio del XX secolo nei Paesi scandinavi (Svezia, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Islanda) lo stile nordico è stato consacrato dalla Stockholm Exhibition del 1930, da cui l’estetica funzionalista e l'artigianato d'eccellenza scandinavo si sono diffusi in tutto il mondo.

Il clima rigido, i lunghi inverni e la scarsità di luce naturale hanno portato i designer scandinavi a prediligere materiali chiari (che riflettono meglio la luce nello spazio) e soluzioni funzionali più che estetiche. Pavimenti, mobili e accenti sono spesso in legno naturale, un richiamo alle baite e alle saune. I legni sono soprattutto di frassino, faggio e pino, ovvero le specie più presenti sul territorio. Le finiture sono intenzionalmente grezze o semi-grezze, sinonimo di autenticità. Le pareti degli ambienti sono spesso bianche, sempre per diffondere meglio la luce. Di conseguenza i colori sono pochi e delicati: bianco, beige, grigio, e sfumature tenui di blu e verde salvia. I soggetti dei quadri sono prevalentemente monocromatici.



L’armonia con la natura e il valore delle risorse si riflettono in questo stile: il legno è uno dei materiali più utilizzati e le piante da interni sono un elemento tipico di questo stile. I tappeti e le coperte in pelle e pelo di origine animale (in molti casi pelle di pecora) non sono solo un retaggio culturale, ma vengono usate per rendere gli ambienti più accoglienti e decorare gli spazi, che altrimenti risulterebbero poveri e inespressivi, aggiungendo texture.



Alcuni dei design più iconici del mondo risalgono all’età d’oro del design scandinavo, e hanno spesso linee semplici, forme organiche e pochi ornamenti. Alvar Aalto (Finlandia) e Arne Jacobsen (Danimarca) sono i creatori dei classici del design nordico. Le sedie Egg, Shell e Panton hanno ridefinito il concetto di seduta e hanno influenzato generazioni di designer.



Lo stile scandinavo ha resistito molto bene al susseguirsi delle mode, e ancora oggi è molto apprezzato e diffuso, perché unisce estetica, comfort, funzionalità e autenticità, ma soprattutto perché una casa in stile scandinavo è "calma", favorisce il recupero dal caos quotidiano contemporaneo di cui sono vittime le società occidentali.

Quando si parla di stile scandinavo è impossibile non citare IKEA. Nata in Svezia nel 1943, nel pieno dell’affermazione del design scandinavo, ha da subito l’obiettivo di rendere il buon design accessibile a tutti. Questa idea di "democratizzazione" del design deriva direttamente dall’etica scandinava del dopoguerra, secondo la quale il design doveva servire la comunità, non solo l’élite, ed è la stessa filosofia che ha guidato sia i designer scandinavi dell’epoca (come Alvar Aalto e Arne Jacobsen) sia il fondatore di IKEA, Ingvar Kamprad.



IKEA ha avuto un ruolo decisivo nel rendere lo stile scandinavo riconoscibile in tutto il mondo. Prima della sua espansione internazionale infatti, questo stile era conosciuto solo tra gli appassionati di design e architettura; con IKEA, invece, milioni di persone hanno potuto portare nelle proprie case mobili dal gusto nordico a prezzi accessibili.
Japandi
05.6
Tra Giapponese e Scandinavo

Il termine Japandi nasce come fusione tra JAP[an] + [sc]ANDI[navian] ed è uno stile che unisce il minimalismo giapponese alla semplicità del design nordico. Sebbene il termine sia nato intorno al 2010 e diventato particolarmente popolare nel periodo del lockdown, quando in molte persone è emerso il bisogno di vivere in ambienti più calmi, ordinati e ben progettati, il Japandi ha iniziato a prendere forma già nell’Ottocento.

Fonte: https://www.ad-italia.it

I protagonisti del Japandi sono i materiali e le texture naturali (legno, bambù, carta di riso, pietra, lino, ceramica artigianale), la funzionalità, lo spazio negativo. Le decorazioni sono sempre ridotte al minimo e i colori sono delicati e neutri: bianco sporco, beige, grigio chiaro, “greige”, ossia grigio + beige. Terracotta, verde salvia, marrone chiaro e nero opaco, vengono utilizzati solo come accenti di colore.

Fonte: https://www.ad-italia.it

In un ambiente in stile Japandi non vedrete mai prodotti industriali o finiture artificiali che coprono la materia autentica con colori vivaci, lucidi o uniformi. I protagonisti sono l’artigianato, la materia naturale e le piante (sempre in salute e ben curate), simbolo di un forte rispetto per la natura e un approccio ad uno stile di vita fondato sulla cultura della serenità. Gli spazi sono sempre puliti e in ordine, in perfetta armonia con i concetti fondamentali dello Zen.

Fonte: https://www.ad-italia.it

I mobili sono nella maggior parte dei casi bassi (in linea con le abitudini giapponesi), con linee semplici, volume ridotto, e spesso combinano forme tipiche giapponesi con quelle tipiche scandinave (pulite, organiche, con gambe affusolate in legno).
Neo-Classico contemporaneo
05.7
Forme classiche, spirito moderno

Nello stile Neo-Classico Contemporaneo la solennità e la perfezione formale del passato incontrano la leggerezza, la funzionalità e la freschezza del presente. I princìpi dell’Architettura Classica (equilibrio, proporzioni armoniche, simmetria) vengono reinterpretati in chiave moderna e adattati alle esigenze abitative del presente.

http://www.peterguthrie.net

Il Neo-classico era caratterizzato da elementi e lavorazioni molto impegnative e costose (colonne, archi, frontoni, ghirlande, motivi greco-romani), oltre che da una palette di colori chiari e materiali pregiati. Nel contesto contemporaneo, tutto questo viene alleggerito: le cornici e le boiserie sono più discrete; le colonne diventano pilastri stilizzati; le decorazioni (seppur presenti) si fanno minimaliste; i materiali restano prestigiosi (superfici acriliche o laccate, vetro, metalli satinati come ottone e rame, marmo e pietra levigata) ma si aprono a tecnologie moderne e lavorazioni più attuali.

https://www.essentialhome.eu

Gli arredi e i complementi bilanciano lo schema con forme pulite ed essenziali, e sono sempre disposti in modo che la simmetria o il ritmo siano studiati e ben percepibili. I dettagli classici sono solo accenti e non vogliono sfoggiare ricchezza o appartenenza a un certo ceto sociale, ma donare agli spazi eleganza, raffinatezza, sobrietà e grazia.

https://www.essentialhome.eu

I colori sono neutri e delicati: bianco, grigio chiaro, beige, rosa, sabbia. Per gli accenti si scelgono colori leggermente più decisi e finiture lucide.

http://www.peterguthrie.net

Uno spazio in stile Neo-Classico si riconosce anche dalla luce: gli ambienti hanno sempre soffitti alti e finestre molto ampie da cui entra una gran quantità di luce naturale.
06.
Organizzazione dello spazio: dal design al rendering d'interni

Con questa conoscenza è molto più semplice vedere la strada mentre si lavora allo styling di uno spazio, nel design reale come nel rendering. Ma la buona riuscita di questo lavoro dipende non solo dagli arredi scelti, ma anche da come vengono distribuiti all’interno dell’ambiente. Il dialogo tra pieni e vuoti determina il "ritmo" visivo di una stanza, influenzando comfort, equilibrio e percezione dello spazio.

Per questo una buona disposizione riesce a valorizzare anche gli elementi più semplici, mentre una disposizione casuale può compromettere l’armonia generale. In questa parte finale trovate alcune logiche di base che mi hanno guidato nella disposizione degli arredi nelle mie scene.
Gruppi e isole
06.1
Nello scegliere il numero e la posizione degli oggetti, è sempre meglio pensare agli arredi come le isole di un arcipelago e non lasciare mai un singolo elemento isolato. Creando dei gruppi, dei micro-sistemi, l’uso dello spazio sembrerà più intelligente, il ritmo sarà più ricco e complesso, e la visione dell’immagine risulterà più interessante.



Un singolo divano, per quanto bello e sofisticato, difficilmente riuscirà a dare personalità o rendere invitante una zona di relax. Ma se su quel divano ci sono dei cuscini decorativi, una coperta, e se quel divano appoggia su un tappeto, e se nelle immediate vicinanze ci sono un coffee table con una tazza di the e un libro e una lampada da terra, allora quello spazio sembrerà sfruttato meglio e apparirà più attraente.

È lo stesso principio per cui nell’arredare un intero ambiente conviene sempre suddividere gli oggetti in 3 livelli: arredi principali, complementi d’arredo e decorazioni. La stessa teoria funziona perfettamente anche con le diverse zone di uno stesso ambiente.
La regola dei dispari
06.2
Nelle decorazioni, sembra che i gruppi di oggetti in numeri dispari creino composizioni visivamente più interessanti dei numeri pari (secondo la cosiddetta “3‑5‑7 Rule”). In particolare, il numero 3 sembra essere l’ideale rispetto agli altri.

Dimensioni e proporzioni di un divano
06.3
Normalmente, una volta entrati nel soggiorno, il primo elemento che si nota è il divano, il cui compito principale è quello di attirare e accogliere gli ospiti nello spazio. Una volta seduti sul divano, gli occhi indagano sugli altri elementi d’arredo e le altre caratteristiche dello spazio, ma un divano di dimensioni o stile inadeguati può rendere un ambiente inospitale e noioso. Viceversa, una scelta azzeccata può trasformare uno spazio rendendolo accogliente e confortevole.

Styling: Studio Salaris, Ph: Beppe Brancato

Il divano andrebbe sempre selezionato tenendo in considerazione almeno quattro caratteristiche essenziali: braccioli, schienale, piedini, tessuto. Ma qual è la dimensione giusta per un divano? La risposta è quella più ovvia: se lo spazio è piccolo, un divano enorme sembrerà ingombrante e prepotente; se lo spazio è più ampio, un divano troppo piccolo sembrerà sproporzionato e fuori scala rispetto al resto della stanza. Un divano senza braccioli farà apparire la stanza più grande. Se il soffitto è alto, in genere è consigliabile un divano lungo, largo e con lo schienale basso; se la stanza ha un soffitto basso avrà più senso arredarla con un divano corto con lo schienale più alto.

E quali sono le proporzioni ideali? Quando possibile, il divano dovrebbe essere sempre circa due terzi delle dimensioni dell’intera stanza. Se si aggiunge anche un tavolino da caffè, quest’ultimo dovrebbe essere due terzi delle dimensioni del divano (se non c’è la chaise longue, ossia la penisola); se il divano ha una chaise longue, allora il coffee table dovrebbe essere un terzo o la metà del divano.
Dimensioni e posizione di un tappeto
06.4
Una stanza molto bella può essere facilmente rovinata da tappeti di dimensioni sbagliate o posizionati male. Una volta disposti divano, sedie e poltrone, assicuratevi che almeno le due gambe anteriori di tutti questi elementi possano appoggiarsi sul tappeto. In questo modo la dimensione del tappeto verrà definita quasi in automatico.

Render di Ander Alencar

Se scorrete questa pagina verso l'alto e osservate tutte le immagini di questo post in cui è raffigurato un tappeto, vi accorgerete che nella maggior parte dei casi i colori del tappeto non sono troppo diversi dai colori del pavimento, salvo qualche eccezione. Un tappeto di colore molto diverso dal pavimento attirerà su di sé molta attenzione e diventerà uno dei protagonisti di quello spazio.
Altezza e lunghezza delle tende
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A influenzare la percezione dello spazio è anche l’altezza del bastone delle tende: più è vicino al soffitto, più la stanza sembrerà spaziosa. Per un effetto elegante e leggero, le tende dovrebbero sempre e solo sfiorare il pavimento e mai appoggiarsi su di esso con pesantezza.

Fonte: thenordroom.tumblr.com
Quadri e fotografie
06.6
Scattare una fotografia è il modo più comune per immortalare un paesaggio, un’emozione o un momento della propria vita. Appendere fotografie e quadri su una parete è un modo per avere quei momenti sempre accanto a sé. Per questo quadri e fotografie rendono lo spazio raffigurato più personale, perché raccontano qualcosa della storia e dei gusti artistici della persona che abita quella casa.

Fonte: thenordroom.tumblr.com

I soggetti e i colori dovrebbero sempre avere una relazione con lo stile e il colore dell’ambiente che decorano.

Fonte: Desenio

La disposizione dei quadri deve cambiare in base all'ambiente (zona notte o zona giorno) e in base a quello che c'è sotto la parete (un divano o un tavolo o un letto), ma in generale l’altezza ideale per il baricentro del quadro o dell’intera composizione è circa 165 cm dal pavimento.

Fonte: https://anittabehrendt.dk/

Over decorating
06.7
Uno degli errori più comuni è pensare che per ottenere un rendering realistico si debba riempire il più possibile ogni superficie con oggetti decorativi, eliminando del tutto i vuoti. Il risultato può essere un ambiente “soffocante”, visivamente caotico o privo di armonia.



È buona norma concepire le decorazioni come “strati”, per evitare di sforare nel cosiddetto over decorating, di cui queste immagini sono un ottimo esempio. Considerarle belle o brutte dipende molto dal proprio gusto personale, ma in generale è meglio non esagerare, e combattere l’impulso di riempire un ambiente con troppi particolari, soprattutto se privi di coerenza stilistica.

Spesso i progetti più riusciti sono anche quelli più essenziali e ordinati. Arredare non significa riempire i vuoti: se si esagera con gli arredi o si abbonda con le decorazioni il rischio è creare stanze simili a showroom disordinati, con tanti focus e troppi protagonisti. All’interno di ogni stanza, dovrebbero esserci al massimo uno o due protagonisti che si distinguono dagli altri per scala, contrasto, saturazione del colore o ricchezza nella texture.
07.
Conclusioni

Ormai la “qualità” di un rendering d’interni dipende sempre meno dal software e dalla preparazione tecnica dell’autore e sempre più dalla sua sensibilità progettuale e artistica. La tecnica è fondamentale, certo, ma senza una base di design di interni, la tecnica da sola non basta. E da un rendering si capisce abbastanza facilmente se l’autore conosce i codici di uno stile oppure no. Nei casi positivi, il risultato è sempre più maturo e professionale, e anche la storia dietro l’immagine appare più convincente ed emozionante.

Se state muovendo i primi passi in questo mondo, non fatevi spaventare dallo spessore dei libri dedicati al design d’interni. Quello che serve davvero è memorizzare le linee guida principali e applicarle con costanza, in aggiunta ad una buona dose di sperimentazione.



Capire il design di interni è un processo graduale che avviene un passo alla volta. Un po’ come in tutte le discipline, il primo step è guardare (senza sforzarsi troppo di capire), poi si arriva a capire e interpretare in modo critico, infine a comporre con consapevolezza usando la sua grammatica. L’ultimo step è al tempo stesso quello più difficile e quello più divertente: iniziare a scrivere con il proprio stile!
Se hai trovato utile e interessante questo post, scrivilo nei commenti e saprò che vale la pena continuare a scrivere contenuti come questo. Se non vuoi perderti i prossimi articoli salva questo blog nei preferiti e torna a dare un’occhiata di tanto in tanto: sto preparando altri post come questo che potrebbero piacerti!

2 commenti:

  1. Ciao Angelo sono anni che ti seguo, sono stupefatto dal miglioramento dei tuoi rendering che sono veramente straordinari, oltre lo studio conta anche una certa predisposizione che tu hai in abbondanza, resta il fatto che sei stato per me un faro, da quando usavi vray e ci svelavi tecniche che non sapevamo, adesso sei diventato irragiungibile

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    1. "Irraggiungibile" credo sia un po' esagerato, ma ti ringrazio. Se hai trovato utili i contenuti del mio blog ne sono felice!

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